/Geert Lovink e web 2.0

Informazione, social networking e anonimato online a Meet The Media Guru

Anonymous viene citato più volte durante la conferenza per il problema della trasparenza online. Che sia l'anonimato l'unica soluzione?

L’informazione dovrebbe essere un bene comune. In che modo, però, possiamo orientarci nel flusso di dati della rete?

Il progresso tecnologico è un processo irreversibile: se non si è tornati a scrivere sui papiri dopo l’invenzione della stampa a caratteri mobili difficilmente si abbandoneranno computer e internet a favore della carta. Tuttavia, è solo l’uso cosciente e sensato degli strumenti a favorire lo scambio di idee, il dibattito e la crescita, e la facilità con cui oggi possiamo comunicare porta con sé numerosi rischi tra cui quello di essere disorientati da un sovraccarico d’informazioni, delle quali spesso è impossibile verificarne l’autenticità. Queste infatti non sono più prodotte unicamente da specialisti (autori e giornalisti), ma anche dagli stessi utenti del computer.

Grazie alla possibilità d’interazione e a una notevole semplificazione dei processi informatici, ognuno esprime la sua opinione. Se questa da un lato è una potenzialità enorme, dall’altro porta con sé numerosi problemi, di cui spesso non siamo nemmeno coscienti. Proprio per questo abbiamo bisogno di essere educati tecnicamente ed eticamente per capire meglio che cosa stia accadendo.

Come ci si deve comportare sui social network? Come gestiamo le informazioni di wikipedia?

Di questo si è discusso il 14 giugno durante l’ultimo incontro di Meet the Media Guru prima della pausa estiva, sempre presso la mediateca di Santa Teresa, ma contemporaneamente ovunque grazie alla possibilità di seguire l’evento in streaming e chattare in diretta.

Questa volta il protagonista era l’olandese Geert Lovink, uno dei maggiori studiosi contemporanei di nuovi media e rete.

È fondatore e direttore dell’Institute of Network Cultures, Associate Professor all’Università di Amsterdam e Professor di Media Theory alla European Graduate School, in Svizzera. È autore di numerosi libri e saggi sulle culture della rete, tra cui Dark Fiber (2002), My First Recession (2003), Zero comments (2007) e Ossessioni collettive. Critica dei social media uscito in Italia edito da EGEA nel 2012.

In quest’ultimo testo Geert indaga l’evoluzione del web dagli anni ‘90 in cui l’interazione era tra utente e macchina, al web 2.0 degli anni 2000, dove lo scambio avviene tra utente e utente. Questo cambiamento ha permesso, in un momento di crisi, di salvare il mercato.

Google e Facebook hanno intuito per primi la possibilità di analizzare il comportamento delle persone se si lascia loro la libertà di parlare e condividere informazioni e opinioni. Così l’industria si è tarata su esigenze e gusti del singolo individuo, facendo sempre più spesso uso di pubblicità mirata. Diventa quindi spontaneo chiedersi come comportarsi sui social network e che uso farne, senza stigmatizzarli in toto. Lo stesso Mark Zuckerberg continua a combattere una crociata contro l’uso del nickname, facendoci dire chi siamo, trasformando così il nostro account facebook in una sorta di nostra carta d’identità virtuale.

Secondo Lovink  una soluzione potrebbe essere quella – seppur utopistica – dell’anonimato online. Come scrive Giovanni Boccia Artieri: «Il valore della trasparenza assoluta – sintomo di democraticità e condivisione pubblica dei dati – rischia di trasformarsi in predisposizione ad un controllo generalizzato, di bloccare dietro la tracciabilità di un profilo il dissenso legittimo. Anche la cultura Anonymous, con tutte le contraddizioni che può comportare, diventa una pratica che inietta disfunzionalità in quel meccanismo di trasparenza cui ci siamo assuefatti.»

Per lo studioso olandese il problema dei social network è quello di essere dei gruppi chiusi e autoreferenziali, che garantiscono agli utenti un ambiente sicuro. Lo stesso Facebook si basa su una riduzione primitiva della complessità sociale, dato che ha a che fare con un gruppo ristretto di amici che condividono informazioni.

«Facebook potrebbe favorire il dibattito pubblico - afferma Levink durante la conferenza - ma probabilmente non lo vuole….».

Forse ancora internet ha la possibilità di ridurre molte tensioni sociali. La vera sfida del web 2.0 è quella di tenere in considerazione più voci, di creare un dialogo attivo e di dare maggior spazio alla sperimentazione per avere così una vera esperienza delle rete.


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  1. Maurina Angioni

    Bell’articolo, mi piace!
    Brava Ele!




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