/Main Square Festival 2012

Il racconto di uno dei festival più quotati del momento

Uno dei festival più variegati dell’estate si è appena concluso anche quest’anno (era la quarta edizione) con una grande partecipazione da molti paesi europei: è il Main Square Festival, evento che si tiene da qualche anno nella città di Arras, nel nord della Francia.

L’approccio al festival è senza dubbio iniziato col piede sbagliato. Scarse informazioni, persone alquanto indisponibili, freddo da paura seguito da caldo afoso seguito da freddo, raffreddore e via dicendo. Ma, nonostante tutto, ci tornerei anche l’anno prossimo.

Prima di tutto perché i francesi non sono tutti antipatici come gli stereotipi ci vogliono far credere. Nella piccola cittadina di Arras, che è bellissima da visitare, sono stati tutti gentili, disponibili e molto simpatici. E non parlo solo degli addetti all’organizzazione del festival, centinaia di giovani e non che aiutavano in tutti modi, ma anche delle vecchiette in giro per il mercato della piazza principale, i signori che passavano in bicicletta e i baristi che si sforzavano di offrirci un caffè come si deve. E anche se il caffè  risultava sembrare acqua sporca non mancava mai un cioccolatino e un sorriso a  trentaquattro denti!
In più, l’organizzazione era eccellente, con indicazioni, servizi di sicurezza sempre attivi, decine di stand dove mangiare e navette gratuite dalla stazione al luogo dei concerti e viceversa ogni dieci minuti. Perché poi il festival vero e proprio si svolgeva nella Citadelle di Arras, ovvero il vecchio centro del borgo, risalente all’epoca medievale. Qui una piazza di dimensioni davvero ampie in terra battuta e circondata da palazzi d’epoca offre uno scenario affascinante in cui partecipare a concerti memorabili, in tre giorni di musica praticamente continua (si iniziava alle 14.30 e si finiva alle 03.00 ogni giorno), contando anche che gli artisti si esibivano non in uno ma in due palchi.

Il campeggio si trovava accanto ad un lago, o meglio, stagno, che non aiutava certo a contenere l’umidità del luogo ma anzi contribuiva a raggiungere un’escursione termica di ben dieci gradi così potavamo friggerci di giorno e congelarci di notte.
Come se non bastasse il secondo pomeriggio del festival è piovuto per ore, le tende erano circondate da rivoli di fango rossastro ed era impossibile recarsi nella piazza per sentire i concerti.

Insomma, la situazione sembrava precipitare ma gli artisti che si sono esibiti hanno suonato egregiamente con e senza pioggia per tutti i giorni del festival e i visitatori non hanno avuto paura di bagnarsi per stare a ballare sotto il palco.
Il festival ha portato dei momenti di grande emozione a tutti i partecipanti in un’atmosfera allegra e amichevole. Tutti i musicisti sembravano sinceramente felici di vedere così tanto trasporto sotto il palco e ci sono stati attimi in cui ci si è sentiti tutti come in sogno… Ad esempio durante il concerto di Florence + The Machine. In un momento in cui il cielo era davvero grigio la deliziosa Florence come una bimba entusiasta ha cercato di tirare su il morale al pubblico, costretto sotto migliaia di ombrelli e ha cominciato a cantare e saltellare un pò rivolta a noi un pò rivolta al sole. Ed ecco che durante un suo acuto il sole ha fatto capolino da sotto le nubi, caldo e quasi accecante in confronto a prima. Ha subito smesso di piovere e un boato ha rimbombato in tutta la piazza.
Questo è ciò che si ama in occasioni simili, la sensazione che ci sia qualcosa di unico in ogni momento…

Che sia una coincidenza da fiaba oppure no, ogni artista che ho visto mi ha lasciato senza fiato. E ho assistito a performance fenomenali.
I Justice hanno scosso la terra e mi hanno stupita con mille scenografie diverse; gli M83 mi hanno commossa; i Metronomy mi hanno fatto ballare come una pazza, Etienne De Crecy mi ha ipnotizzata con la sua bravura e i suoi effetti di luce; gli Incubus hanno suonato un pezzo dei Rush, Tom Sawyer, pietra miliare del rock progressivo che mi ha stupita ed entusiasmata. E potrei citarne tanti altri!
Ma più di tutti ho davvero ringraziato silenziosamente il cielo quando ho sentito Eddie Vedder, cantante storico dei Pearl Jam non solo eseguire brani nuovi e vecchi accompagnato da un gruppo che ha fatto la storia ma anche chiacchierare allegramente e consigliarci «il bordeaux più buono che abbia mai bevuto nella mia vita». Il tutto condito da balletti, qualche biascicamento in conclusione del concerto e una esilarante caduta sul palco che fortunatamente è stata ripresa da qualche telecamera e centinaia di i-Phone.

Grazie Arras, grazie Main Square Festival.


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