/Temporary drawing: l’intervista

L'esclusiva intervista a Sonja Hinrichsen, l'artista dello snow drawing

Vi avevamo parlato qui del fenomeno del temporary drawing, l’arte di realizzare disegni temporanei su enormi superfici firmata da Sonja Hinrichsen

Sonja è una delle più acclamate artiste che lavorano sulla neve. L’abbiamo intervistata per conoscere più approfonditamente il suo lavoro.

Da dove nasce l’idea delle opere di temporary drawning su neve?

«Il progetto Snow Drawings è nato per gioco durante una vacanza alle Montagne Rocciose del Colorado nel 2009. C’erano grandi aree ricoperte di neve immacolata, tanto era profonda. Ho subito deciso che volevo farci qualcosa. Così, racchette da neve ai piedi, ho iniziato a creare dei pattern. La neve era la tela e io il pennello. Poi ho iniziato a scattare delle foto e mi sono accorta di come il paesaggio interagisse con le opere e viceversa. I pattern sono diventati sempre più grandi e così ho iniziato a coinvolgere alcuni volontari nel progetto. Questo inverno ho organizzato tre eventi di snow drawing.»

Ciò che affascina di questa opere è la loro caducità.  È una scelta stilistica o una scelta in direzione della sostenibilità ambientale?

«Molte delle mie opere si evolvono attorno all’idea di sostenibilità, ma non è stata una scelta cosciente. Credo molto nella necessità di proteggere l’ambiente, soprattutto da noi stessi. Non mi interessa creare opere permanenti perché credo che questo pianeta sia fin troppo saturo di prodotti dell’uomo e non vedo la necessità di aggiungerne altri. Spero che le mie opere d’arte facciano riflettere sul problema ambientale.»

Il tuo lavoro è diventato molto popolare sul web. Quale uso ne viene fatto?

«Il mio lavoro di snow drawing è stato ripreso su siti e blog di arte, architettura, ambiente e design ed è persino finito su Discovery Channel. Ho sempre diffuso i miei lavori gratuitamente ed è diventato molto difficile quando alcune compagnie e media agency mi hanno contattata per i diritti sulle opere o per usarle a scopo promozionale. Ho ricevuto molte offerte economiche, ma per il momento sono riluttante ad accettarle. Non mi piace l’idea che la mia arte venga usata per scopi commerciali, in particolare questi ultimi lavori che sono stati realizzati con la collaborazione di volontari.»

Che valore attribuisci alle tue opere?

«Il valore principale è quello della realizzazione delle opere per coloro che partecipano e quello per le persone che assistono alle performance. Il valore sta anche nel documentare il lavoro, che così può essere goduto da un’audience più ampia. Come ho detto prima, è importante sensibilizzare le persone sull’ecosostenibilità, in particolare in una società come la nostra, sempre più disconnessa dalla natura.»

Nel tuo lavoro l’attenzione di sposta dall’opera al processo creativo, che diventa esso stesso fonte di creatività. Che messaggio vuoi mandare ai giovani creativi?

«Il processo creativo è molto importante e viene sempre documentato. È un momento che spesso può diventare molto meditativo. Credo che per un giovane creativo sia importante seguire il proprio istinto e fare ciò che davvero lo appassiona. Molti pensano che gli artisti più commerciali abbiano maggiore successo o che ricevano più attenzione nel competitivo mondo dell’arte. Spesso, però, i loro lavori mancano di inventiva, perché devono sottostare alle logiche del mercato. In generale, penso che sia importante essere versatili e tenere la mente aperta e recettiva a nuove ispirazioni, idee e pensieri.»


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