Tra le tante iniziative del Fashion Camp 2012 che Monki ha seguito c’era anche un workshop su Twitter tenuto dal blogger Antonio Lupetti.
Per chi non lo conoscesse ancora, Twitter è uno dei più famosi microblogging della rete che da la possibilità a chiunque di creare una pagina personale e di condividere pensieri e idee in 140 caratteri. Pensate che 140 caratteri siano troppo pochi? Avete sbagliato social!
Prima di addentrarci nel fantastico mondo di Twitter è necessaria una piccola premessa: Twitter è il regno della polemica. E crea dipendenza.
Se state ancora leggendo, lasciatemi dire che Twitter ha anche e soprattuto lati positivi, primo fra tutti la sua capacità di semplificare le relazioni. Che la rete faciliti l’interazione tra le persone è cosa ormai assodata, ma prendiamo ad esempio il nostro twitter coach Antonio Lupetti, ha 109949 follower (persone che lo seguono in twitter) la maggior parte dei quali, per ovvie ragioni, non conosce nella vita reale. Ogni giorno passa parte del suo tempo parlando con molte di queste persone, crea un legame con loro e quando ha la possibilità di incontrarli di persona l’imbarazzo iniziale viene eliminato dagli interessi e dai punti in comune scoperti in rete.
Come gli altri social network prima di lui, anche Twitter ben presto è diventato prediletto strumento di comunicazione a costo zero di aziende, imprese e blogger più o meno famosi.
Ma quello che le aziende non sanno, e che Antonio sottolinea, è che gli utenti di Twitter non sono facili da accontentare e da fidelizzare; d’altronde, in un network così ampio, se una notizia viene ritenuta noiosa chi l’ha prodotta perderà ben presto l’interesse del pubblico che non esiterà a passere oltre. Eliminare la pagina di una persona è più facile che nella vita reale, il tasto unfollow è ben visibile e i twitteriani non si fanno molti scrupoli. Questo è uno dei rischi maggiori di Twitter, se tutti i contenuti di un profilo sono autoreferenziali e rimangono circoscritti ad un unico argomento, sarà molto difficile che il numero di follower salga.
Lupetti consiglia di non essere monotematici, differenziare il contenuto dei tweet vi renderà interessanti ad un pubblico più ampio. Importante è tenere ben a mente le potenzialità di Twitter: a differenza di Facebook, dove per poter vedere il profilo di una persona è necessario mandare la richiesta di amicizia, Twitter è molto più immediato, basta cliccare il tasto Follow e si viene catapultati nel mondo della persona che abbiamo deciso di seguire. Proprio per questa velocità di contatto non possiamo pensare di vivere in una strada a senso unico, dobbiamo aver voglia di condividere, rispondere ai nostri follower e ricordarci che se ci hanno ritenuti interessanti un motivo c’è: come dice Antonio Lupetti, non è importante quello che diciamo ma come lo diciamo.
L’immediatezza con cui arriva ai suoi utenti è la caratteristica fondamentale e fondante di Twitter, chiunque può postare in qualsiasi momento (non esiste un orario migliore per tweettare) e parlare di sè, dei propri interessi, dell’attualità. Sempre più spesso Twitter ricopre proprio quest’ultima funzione, gli utenti preferiscono cercare e condividere le ultime notizie su twitter piuttosto che sulle numerose testate giornalistiche online.
Una volta apprese le grandissime possibilità di Twitter, l’euforia iniziale lascia il posto ai dubbi: avrò abbastanza follower? i miei tweet sono interessanti? come faccio a raggiungere un sempre maggior numero di persone? La risposta di Antonio Lupetti è chiara e tranquillizza anche il twitteriano più ansioso: in un mondo che non non funziona per differenze, preoccupati di chi ti segue e non di chi non ti segue.
Ma in un mondo cosi vasto, in cui tutti hanno da dire qualcosa e gli argomenti, gira e rigira, sono quelli, non si rischia di cedere all’effetto pecora?
La risposta del nostro twitter coach è affermativa, essere conformisti è fisiologico ma spesso non aiuta: andare controcorrente è rischioso, se decidete di mettervi di traverso dovete aver ragione o essere abbastanza abili da far credere agli altri che voi l’abbiate.
Semplice no?
Cosa aspettate, Twittate!



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