Il Salone Internazionale del Libro di Torino quest’ anno è diventato un po’ caotico.
In verità non era poi così difficile districarsi, riuscendo ad interpretare la mappa per trovare numero cardinale e lettera dell’alfabeto corrispondenti al punto in cui si voleva arrivare… Diciamo che, trattandosi di soli editori, era piuttosto difficile distinguere alcuni stand dai loro vicini e così i punti di riferimento scarseggiavano.
Altra cosa che scarseggiava era senza dubbio una gran quantità di case editrici di fumetti che erano invece presenti gli anni passati. Al loro posto un enorme reparto di strumenti musicali. La musica è bella, si può abbinare alla lettura ma… perché?!
La lettura sta lentamente scomparendo dai passatempi della popolazione in generale e nell’unica fiera che dovrebbe rivalutare questa passione incitiamo a fare altro. Altra nota negativa il fatto che quest’anno gli espositori non erano ordinati per argomento e dunque per riuscire a trovare ad esempio tutte le edizioni noir era necessario spulciare tutti gli enormi padiglioni.
Nonostante questo, l’incremento nel numero dei visitatori è stato del 4,1 percento, che è un ottimo risultato. Certo in gran parte grazie alle scuole ma, va beh, vorrà dire che avremo bambini più acculturati.
Il Salone era dedicato a numerose iniziative. La più importante di queste, denominata Primavera Digitale, aveva come nodo fondamentale l’avvento del digitale all’interno del settore letterario. Ovvero, apriamo la strada agli e-book come metodo innovativo per invogliare alla lettura, l’importante è che non si perda questa buona abitudine. Anche se sono una convita tradizionalista mi sembra giusto vederla sotto la prospettiva del purché si legga e aprirsi al nuovo.
I paesi ospiti di quest’anno erano Romania e Spagna. Quest’ ultima in particolare ha avuto un buon numero di visitatori grazie alla creazione di una Piazza di Spagna nella quale si potevano trovare libri e un po’ di ristoro.
E a questo proposito ecco un altro neo di questa edizione: le sedute inesistenti.
Tra padiglioni giganteschi, centinaia di espositori, una folla di persone a passo d’uomo e nessun punto dove riposarsi un attimo.
L’organizzazione negli stand era ottima e molti espositori riuscivano a catturare l’attenzione dei visitatori non solo con i titoli ma con spettacoli interni di reading musicali (ah, ecco a cosa serve la musica nella letteratura!), volantini ed idee innovative come l’iniziativa 20lin.es, che mette in contatto aspiranti scrittori tramite la costruzione di una storia a più mani e si racconta riproponendo il classico metodo del messaggio in bottiglia, con bottiglie vere sulla parete!
In conclusione, il Salone Internazionale del Libro di Torino nonostante piccole difficoltà logistiche rimane un grande evento.
Un evento al quale vale la pena andare, possibilmente per tutte le giornate stabilite, per i libri, per trovare nuovi piccoli editori e scrittori di talento e per seguire le interessantissime conferenze con nomi del calibro di Tullio De Mauro, Domenico Starnone e Michela Marzano, che non deludono mai ma anzi, fanno capire in pochi minuti quanta cultura, ma anche quanto divertimento, passino attraverso un libro.
Foto di Fabio Rava



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